Cosa hanno a che fare i personaggi del Mago di Oz – lo spaventapasseri, l’uomo di latta e il leone codardo – con l’intelligenza emotiva?

Il mago di Oz è una favola che da bambina non ho letto e che i miei genitori non mi hanno mai raccontato. L’ho sentita per la prima volta la scorsa estate quando parlavo con un collega delle coperte scientifiche più recenti nel campo delle neuroscienze. Raccontavo che un cervello è definito scientificamente dalla presenza di connessioni neurali e che la tecnologia più avanzata ci permette di monitorare le attività neurali che sono presenti in tre aree del nostro corpo, la testa il cuore e l’intestino. Quindi se 2+2 fa 4, se nella testa, nel cuore e nell’intestino ci sono connessioni neurali e se la presenza di connessioni neurali è quanto viene definito cervello, allora abbiamo tre cervelli.

  • Il cervello encefalico localizzato nella testa e responsabile di analizzare ed interpretare i segnali ricevuti
  • Il cervello cardiaco localizzato nell’area del cuore e responsabile delle intuizioni emotive
  • il cervello enterico localizzato nell’area della pancia responsabile dell’azione

Questi 3 cervelli comunicano tra di loro tramite molecole che trasportano informazioni, che hanno la capacità di reagire tra di loro e di influenzare i nostri comportamenti ed emozioni.

Torniamo adesso alla storia del mago di Oz dove i 3 personaggi:  lo spaventapasseri, l’uomo di latta e il Leone codardo cercano rispettivamente il cervello ossia la capacità di pensare, il cuore ossia la capacità di provare emozioni e il coraggio, ossia la capacità di agire.
Ciascuno di noi nella vita è alla ricerca della felicità, una ricerca costante di benessere che deriva dalla capacità di armonizzare i propri pensieri, sentimenti ed azioni.

Candace Pert è stata la prima neuroscienziata a studiare ed identificare le connessioni neurali al di fuori del cervello encefalico, con i primi risultati già negli anni 70.. Le ricerche da lei condotte hanno rivelato in che modo le sostanze chimiche prodotte dall’organismo umano. ossia i neuropeptidi e i loro recettori, costituiscano la base biologica della coscienza, manifestandosi sotto forma di emozioni, convinzioni ed aspettative, e influenzando profondamente il modo in cui l’uomo reagisce e percepisce il mondo. Grazie agli studi svolti da tantissimi ricercatori con lei e dopo di lei, oggi abbiamo una mappa -ancora non completa – dei ricettori sparsi in tutto il corpo.

L’HeartMath Institute, in California, da oltre 25 anni studia il funzionamento del cuore e ha messo a punto tecniche di coerenza cardiaca che aiutano ad allineare pensieri ed emozioni.

Rebecca Linder Hintze ha pubblicato uno studio da lei condotto in collaborazione con l’università di Londra sulla centralità dell’intestino nell’attivazione delle emozioni. Basti pensare che proprio il 90% della serotonina, l’ormone della felicità, è prodotto nell’intestino ed è per questo che mangiare ci tira su di morale e che la depressione è collegata alla cattiva nutrizione e alla conseguente carenza di minerali, vitamine ed enzimi necessari al buon svolgimento delle funzioni vitali. E’ importante anche capire il collegamento tra emozioni che ci deprimono e la incapacità di agire, di fare anche le più’ piccole attività giornaliere.

Il lavoro di Candace Pert, tradotto in italiano, è disponibile nel suo libro “Molecole di emozioni” edito da Tea. Ulteriori ricerche sono contenute nel libro “Essentially Happy” di Rebecca Linder Hintze, disponibile in inglese.